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(Ri)scoperte: Becco di Valsoera dal vallone di Valsoera

Aggiornamento: 12 lug

Bisogna saper perdere...


Correva l'anno 2021 quando io (Marco) e Luca decidemmo di raggiungere la cima del Becco dal vallone omonimo: secondo la "bibbia" ( cioè la guida del Cai\Tci Gran Paradiso) tale montagna era piuttosto facilmente accessibile da questo lato; in particolare venivano menzionate due possibili alternative di percorso, una passante per lo "sperone" est della montagna ( "per detriti e lastroni elementari"), l'altra accessibile risalendo il versante est in direzione della bocchetta Meridionale di Ciardonei e poi percorrendo la cresta ("da qui in breve alla vetta") .

Partiti il mattino presto dalla diga di Telessio, giungemmo fino in cima allo sperone est, per poi dover fare dietrofront a causa della nebbia e dell'ora tardiva, fattore di rischio assolutamente da non sottovalutare, specie in alta montagna ed in assenza di percorsi segnalati. La lunga escursione tuttavia non era stata vana, poichè avevamo avuto modo di constatare come da quel lato la cima fosse effettivamente "attaccabile" con un pò di facile arrampicata!


Il lago di Telessio al primo mattino

Tentativo n°2


Dal lago di Telessio al vallone di Valsoera.


29 giugno 2022: alla luce delle previsioni meteorologiche, che davano per il giorno seguente un annuvolamento fin dalle ore centrali della giornata con possibili rovesci, decidiamo di pernottare al rifugio Pontese, onde poter partire il più presto possibile il mattino seguente.


Salendo alla bocchetta di Valsoera

Il rifugio Pontese, 2200 m, si raggiunge infatti in poco tempo dalla diga di Telessio, 1917 m; dopo aver consumato un'ottima cena, andiamo a dormire: la sveglia suonerà infatti alle 4,10 del mattino seguente.

Consumata la colazione, alle ore 4,45 circa partiamo, direzione bocchetta di Valsoera 2683 m, lungo il ripido ed a tratti esposto ( ma sempre ben segnalato ) sentiero, che attraversando vari canaloni giunge fino allo stretto valico. Lo spettacolo del vallone di Piantonetto e del lago di Telessio sul far del giorno ripagano ampiamente la necessaria alzataccia.

Purtroppo persistono alcuni annuvolamenti formatisi nel pomeriggio precedente, ma abbiamo fiducia che man mano che si innalzeranno le temperature, essi si dissolveranno.

Dalla bocchetta di Valsoera occorre ora scendere, sempre seguendo i bollini bianco-rossi, fin quasi al fondo del vallone; quando il sentiero svolta a destra in direzione del lago di Valsoera e del rifugio Pocchiola - Meneghello occorre abbandonarlo e scendere ad attraversare il rio Valsoera, reperendo le vecchie tacche di minio che indicano il percorso per il colle di Ciardonei ed il bivacco Revelli.


Al fondo del vallone di Valsoera - sulla dx il lago omonimo

Superati in sequenza i pianori delle alpi di Valsoera vecchia e nuova , la traccia comincia ora a risalire sulla sx idrografica del vallone, per ripidi blocchi e sfasciumi, in direzione dell'evidente bastionata che un tempo sosteneva l'ormai pressochè scomparso ghiacciaio di Valsoera. Superata la bastionata, la traccia continua a salire in direzione ovest fino ad un piccolo pianoro, posto quasi ai piedi dello sperone est .

La bastionata rocciosa

Nel frattempo, osservando bene la cartografia e notando le condizioni ancora molto umide della roccia , Luca suggerisce di provare a risalire più a sinistra, lungo un canale dal quale sembra poi semplice, una volta giunti nei pressi della cresta, raggiungere la zona circostante la vetta, dove le pendenze diminuiscono nettamente: meglio arrampicare il meno possibile in queste condizioni della roccia.


Odissea nella roccia


Lo sperone est del Becco

Effettuando un saliscendi in direzione sud-ovest, aggiriamo un contrafforte del becco per imboccare il canale di salita, tra sfasciumi e blocchi di varie dimensioni; laddove i blocchi sono di dimensioni più grandi, la progressione risulta molto difficoltosa a causa dei grossi buchi posti tra un masso e l'altro.


L'ultimo nevaio

Nel frattempo la coltre di nebbia che preclude alla nostra vista la cima va e viene, trascinata dal vento in quota, ma continua a permanere, e questo è un bel problema poichè una maggiore visibilità ci consentirebbe di intuire meglio il percorso.

Per fortuna come riferimenti abbiamo 3 nevai, di dimensioni via via decrescenti; superato il terzo, e lasciata alla nostra destra la sommità dello sperone, entriamo nel canale vero e proprio, incassato tra due pareti rocciose, dove le pendenze aumentano decisamente e la natura del terreno cambia, alternando ora ripidi ed instabili sfasciumi a cenge e piccole roccette "sporche" di fine detrito.

Canalino poco invitante

Sfasciumi di ogni dimensione
Blocchi instabili ovunque. Decisamente meglio salire quando il nevaio e' ancora innevato...

In bilico tra alpinismo e ravanage


Si tratta ora di trovare la giusta via d'uscita dal canale, cioè quella che ci permetta di raggiungere la zona più "dolce" del becco, ma la visibilità e la posizione non ci aiutano: decidiamo quindi che la cosa più sensata sia quella di raggiungere la cresta e valutare se da lì sia possibile raggiungere la cima. La presenza di vecchie soste e chiodi sparsi ci suggerisce di essere nella giusta direzione.


Superata una paretina rocciosa...

Meglio cercare roccia migliore...

Superata una paretina rocciosa con qualche facile passo di arrampicata, continuiamo a salire, cercando di evitare per quanto possibile blocchi instabili e puntando alla roccia migliore, anche se più verticale.

Lasciamo alla nostra destra due placche di diversa pendenza (ci torneremo dopo :-)), e usciamo finalmente in prossimità del colletto quota 3176 m, che mette in comunicazione con il vallone di Piantonetto; purtroppo risulta subito evidente come la cresta in quel punto sia complicata: vi sarebbe anche un ardito torrione da superare.


Cresta ingaggiosa...
Qualche sprazzo di azzurro...

Facciamo quindi dietrofront e proviamo a salire per la seconda placca incontrata salendo (la prima scendendo): la roccia sembra buona, e una fessura rende invitante la salita. Calziamo quindi l'imbrago, ci leghiamo e Luca va avanti, "da primo", armato di friend e cordini, per superare questo primo tratto in conserva protetta. Notiamo vecchi chiodi e soste poco rassicuranti.


Superata la placca, ci accorgiamo con dispiacere che un altro salto di roccia ci separa dalla zona più facile: ecco di nuovo l'idea di raggiungere la cresta.

Superato un altro tratto di roccia in conserva protetta, non senza qualche difficoltà da parte mia, Luca va ad analizzare la vicina cresta: "sarebbe difficile anche per me", sentenzia.

"Allora dovremo tornare indietro: se è difficile per te, sarà impossibile per me".


Sulla placca, per fortuna la fessura rende tutto facilmente proteggibile
All'avventura, sperando di non creare troppo attrito sulla corda...

Con un paio di calate in doppia riguadagniamo il canalino e cominciamo a ridiscenderlo, un pò tristi per la necessaria rinuncia, quand'ecco che alla base della prima placca incontrata salendo notiamo qualche masso impilato che ricorda lontanamente una sorta di ometto, che prima non avevamo visto.

Considerata la scarsa pendenza, decidiamo di provare e ... bingo! Eccoci nella zona "facile".


nel "facile" 1

per detriti e lastroni alla vicina vetta...

In vetta

Seguendo i rari ometti e superato un breve tratto esposto, ormai il gioco e fatto, e per "detriti e lastroni elementari", eccoci in vetta all'agognato becco di Valsoera. Panorama non pervenuto, ma in compenso la visibilità rimane più che sufficiente per affrontare la discesa.


Triangolino di vetta

In discesa


Ritorniamo quindi sui nostri passi: superato il breve passaggio esposto e ridiscesa la placca con poca eleganza ma con efficacia, facciamo ritorno nella parte prettamente "ravanage" del canalone.

Ricomincia quindi il lungo viaggio di ritorno nel mare di pietre: quando finalmente tocchiamo i pianori delle alpi di Valsoera vecchia e nuova , ci sentiamo davvero sollevati.


Ritorno alle alpi di Valsoera

Da qui, senza fretta ma senza posa, risaliamo ora alla bocchetta di Valsoera ( sotto una debole pioggerellina) e facciamo ritorno al Rifugio Pontese, dove accolti con il consueto calore dall'ottimo staff, ci concediamo una meritata merenda ( con birra) prima di far ritorno all'auto al lago di Telessio, forse un pò stanchi ma molto soddisfatti.

Analizzando il nostro percorso e la cartografia, ci rendiamo conto di esserci semplicemente raccordati alla via normale che sale dal vallone di Piantonetto , la quale infatti passa dall'intaglio a quota per poi scendere a guadagnare il canalino da noi salito.

Ritorno alla bocchetta di Valsoera

Una cosa è certa: se mai torneremo al becco di Valsoera, lo faremo dalla vera normale (meglio con i canalini ancora innevati), da qualche via di roccia o da qualche altra parte nel vallone omonimo, ma di certo con un meteo normale!!!


La traccia percorsa:

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